Archive for the ‘Musical failures and successes’ Category

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No Vasco, no Vasco. M’hai rotto il cazzo.

agosto 4, 2011

Scusate questo mio intervento impromptu. Come sicuramente ben sapete, non sono solito criticare gli altri, ma quando ho intravisto qualche passaggio dell’ultimo comunicato del nostro più grande rocker italiano (figuriamoci il più piccolo…) grazie ai miei inutili contatti su fessadelbugo, non ho saputo resistere.
Ho dovuto leggere tutto.
E quindi eccomi qui a farne l’analisi del testo e a sviscerarne l’oscuro significato. Seguitemi, canticchiando.

“Cari amici, fratelli, compagni di strada, di vita, di illusioni, di passioni e di grandi delusioni.

Amici della Marsica… buongiorno e buona giornata a tutti.

Non vi chiamo fans. Per voi la parola fans è riduttiva, semplicistica e anche un po’ offensiva!

Sull’ultimo aggettivo effettivamente tenderei a concordare. Parliamone: se a me dicono “stronzo”, posso starci, “coglione” pure può essere vero, “fan di Vasco Rossi” no eh… non ci sto. Mi piacciono solo le primissime cose, sapete quando ancora non era proprio inascoltabile.

Voi siete persone! Con una grande affinità elettiva tra voi e con me!

Già sull’italiano dell’ultima frase ho dei dubbi, ma cosa vuol dire? Su cosa si basa l’affinità tra lui e i propri seguaci? Forse entrambi sono fan, dunque Vasco è fan di se stesso? Dunque conseguentemente, tutti gli “affini” di Vasco vanno d’accordo tra di loro? Tutto ciò è troppo complicato per il mio cervelletto.

Non siete una massa ottusa e omologata, rimbambita e unita amante della Coca Cola o persa e delirante dietro lo stesso cantante sognando di sposare Simon Le Bon.

Ehhhhhuuuummmm… qui andiamo sul sarcastico o è una mia impressione? Non siete ottusi, ok, transeat. Il rimbambito abbiamo capito tutto chi è, e ok. Ma… non siete omologati? Effettivamente ascoltare Vasco è quanto di più ribelle e originale si possa fare nel 2011. Amante della Coca Cola… cioè quella che uno si porta a scuola??? Oddio vi prego, sono io che non capisco la battuta? Persa e delirante dietro lo stesso cantante?!? E adesso tiriamo in ballo Le Bon, che è un cantante molto migliore di quanto lo sia mai stato il Vasco in vita sua??? Cioè ma… è’ tutto troppo elevato per me? Non ci arrivo? Qualcuno mi apra gli occhi, vi prego.

Voi siete un’altra razza, un’altra storia. Intanto siete individui unici e particolari molto diversi tra voi nelle espressioni esteriori, nei comportamenti e perfino nelle scelte che fate, nelle cose in cui credete.

Siete individui unici… eh sì, tutti uniti dal perdere tempo dietro a delle canzoni davvero splendide, tipo la strepitosa cover (se possiamo usare questo termine offensivo) di Creep. Diversi tra voi nelle espressioni esteriori… ma de che? Nello starnuto? Diversi nelle scelte che fate? MA DE CHE?!?!? MA SE L’UNICA COSA CHE UNISCE STO BRANCO DE PECORE E’ IL FATTO DI ASCOLTARTI, VECCHIO COGLIONE!

Siete degli individualisti, e non siete certo privi di valori.

Eh? Siete individualisti? Ma quest’uomo ha una vaga idea di come si usano determinati termini italiani?

Li avete chiari e non sono più quelli dei vostri genitori.

Che è un modo molto carino per dire “non avete valori, brutte merde”, immagino.

I vostri sono più semplici e meno spettacolari o eroici.

Mi piacerebbe conoscere qualcuno che in vita sua abbia avuto valori eroici, francamente, ma magari sta parlando della rivoluzione francese e io non potrò mai indovinarlo.

Sono cose come l’ onestà, almeno di pensiero.

L’onestà di pensiero? E’ qualcosa tipo l’eroismo di gola o il coraggio di pisello?

La lealtà verso gli amici e la ricerca di un lavoro che, se anche non sarà la realizzazione dei vostri sogni o di voi stessi, almeno vi renderà liberi e indipendenti.

Ah la ricerca di un lavoro è un valore, pensa te. E soprattutto è un valore DIVERSO da quello dei “vostri” genitori. Giustamente, perché a loro è stato proposto dalla fata turchina.

E ricordatevi che voi siete i più belli.”

Cioè. Almeno negli anni settanta quando Robert Plant era fatto e strafatto poteva arrivare ad urlare “I AM A GOLDEN GOD!” (aneddoto che non si sa bene sia successo o meno, ma lasciamo perdere) oppure Jim Morrison mostrava il pisello in pubblico. Entrambi mi sembrano atti sicuramente meno osceni che quello testè perpetrato dal Vasco.

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Qualche testo che ci piace?

luglio 29, 2009

Visto che ci sono state lamentele sul mio affrontare le cose in maniera sempre negativa, ecco finalmente un’occasione per sottolineare qualcosa che mi piace, piuttosto che come al solito qualcosa che NON.
Stavolta prendo un paio di testi che mi piacciono e farò qualche commento.
Prendetevi una bella tazza di tè, possibilmente freddo e accomodatevi.
Il sipario sta per alzarsi.

Local H – The One With ‘Kid’ da Twelve Angry Months

E quando non c’è più nessuno a cui mentire
Costretti a vedere la verità su me e te
Vederla da tutti i lati
I lati che hai picchiato e bruciato

(La canzone è un classico ripensare a un rapporto appena finito, male ovviamente. E su questo non c’è niente di originale, ma invece il caro amico dei Local H la mette da un lato puramente pratico, ed è questo che mi attrae di più. L’inizio è abbastanza classico, anche se comincia già a far intravedere un po’ di rabbia).

Quindi tesoro, potresti farmi un favore?
Cadi giù dalla Terra e ci vediamo dopo
Chiamami e dimmi che ti manco
Una chiamata a cui non risponderò

(Già questo mi piace di più, la cattiveria che si esprime in maniera piuttosto originale dicendo ‘chiamami e dimmi che ti manco ma non risponderò’, davvero simpatico)

E adesso chi è il proprietario
Di tutti gli amici che abbiamo fatto insieme?
E come facciamo a dividerci la città
E tutti i bar in cui abbiamo bevuto infinitamente?

(Ottimo punto, quasi struggente. Come fai a evitare una persona così odiata se vivete entrambi nella stessa città e frequentate le stesse persone? Ecco perché ritengo che i colleghi di lavoro siano proprio da evitare per qualsiasi tentativo sentimental/scopereccio. Perlomeno quelli che vedi tutti i giorni!)

Quindi, prendi questo come un dato di fatto
Da qui te ne vai a mani vuote
La mia immagine di te distrutta
Vincere è l’unica cosa importante
Non ti lascerò distruggere il nostro nido felice

(Notare anche questa cattiveria spettacolare di ‘te ne vai a mani vuote’, non avrai più niente da me, la classica rabbia di un rapporto che è appena finito e si riescono a vedere solo i lati negativi. E ora viene il bello…)

Ridammi i miei cd dei Zeppelin
Lo so che l’hai presi tu
Dove sono i miei album dei Pretenders?
Lo sai quale? Quello con ‘Kid’!

(Ecco, adoro questo sottolineare il lato prettamente pratico della relazione che finisce, francamente anche a me importerebbe solo di riprendere la mia roba e di cercare di salvare le cose a cui tengo. E poi cazzo, Kid è stupenda!!!)

Dove sono tutti
I miei AC/DC?
I miei Inner Punk?
I miei Libertines? (
Quelli se li potrebbe pure tenere…)
Dove sono tutti i miei album dei Kyuss?
Non ti sono mai piaciuti prima di conoscermi!

(Qui poi sono io, cazzarola! Andare a recriminare sulle cose che ti ho dato io, rispetto al niente che hai dato tu, classico. E non solo sono stato io a farteli piacere, me l’hai anche fregati! Ricordo di essermi trovato in detta situazione più di una volta. Tempo fa comprai un best dei Red House Painters per una ragazza, e indovinate un po’? Ce l’ho ancora io.)

Sensazioni
Frustrazioni
Filo spinato per i nostri traguardi
Il mio vinile di “Heart of Glass” è rovinato

(Haha, qui probabilmente la cosa diventa un po’ esagerata, ma la battuta “my heart of glass is scratched” in effetti funziona. Però che stronza, gli rovina pure i vinili rari. Io l’ammazzerei.)

Non m’importa cosa mi costerà
Voglio la sicurezza che te ne vai con niente
Non starò qui a guardarti distruggere la nostra casa

(Probabilmente qui si riferisce a lei che sfascia tutto come ‘vendetta’.)

Quindi, questo è certo
Te n’andrai da qui a mani vuote
Così pieno d’odio, così pieno di vergogna
Idiota, non te n’andrai di qui

(Grande.)

Sai che non lo sopporto
Non starò qui a sorridere e fingere
La tua immagine di me distrutta
A me interessa solo vincere.

(Non è una canzone esattamente perfetta, ma riesce ad affrontare un argomento trito e ritrito in maniera nuova e, finalmente, realistica. Bella proprio.)

The Sound – Total Recall da Heads and Hearts

Quando il tempo va così veloce, tutto diventa una macchia
Tenti di aggrapparti
Al modo in cui vorresti che le cose vadano

(I testi dei Sound sono sempre piuttosto sottovalutati, se non altro perché si tengono sul semplice e non vanno mai sull’astratto. Invece ogni tanto riescono a colpire, mettendo una situazione ‘non realistica’ su un piano sentimentale, come qui oppure in Counting the Days, altro bel pezzo)

Rintracci i secondi
Ricordi i dettagli
Da cosa qualcuno intendeva fare
E qualcuno che l’ha fatto
E qualcuno che lo fece
Sai che io l’ho fatto

(Eh qui purtroppo la traduzione rovina un po’ tutto, però il testo sincopato ci sta proprio bene come introduzione al ritornello; evidentemente qui Adrian parla di un rapporto che non è mai nato, ma che avrebbe potuto, dati tutti i suoi sforzi.)

Oh dev’esserci
Un vuoto nella tua memoria
Ma riesco a vedere, riesco a vedere
Una distante vittoria
Un tempo in cui saremo insieme

(Ho sempre ammirato la sua voglia continua di lottare, anche se alla fine si è spenta.)

Mi hai tagliato fuori quando stavo per cominciare a parlare
Il linguaggio che tu tieni nascosto da tutti
Esattamente come la domanda sulle labbra di tutti

(Anche qui, il riferimento alla possibilità ma all’incapacità di far nascere qualcosa)

Ma non è sulle mie!
Dove tutto quello che troverai è un sorriso
Un distorto sorriso di un altro tempo

(Molto bello il passaggio da ‘non è sulle mie’ e il sorriso di un altro tempo, semplice ma molto efficace)

Ci sarà un altro tempo, un altro tempo
Dev’esserci un vuoto nella tua memoria
Ma io riesco a vedere una distante vittoria
Un tempo in cui saremo insieme

(Bellissimo riferimento al desiderio, all’aspettativa, senza usare parole da poeta, Adrian riesce perfettamente a tradurre i suoi sentimenti)

Riesco a vedere che dev’esserci un altro tempo
Deve esserci un altro tempo…

-MD

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Strappati le orecchie, migliora la tua salute.

giugno 26, 2009

Leggevo oggi su Repubblica.it un correttissimo articolo contro il continuo inquinamento acustico ormai perpetrato ovunque, capace di rovinarci pranzi, cene, aperitivi, normali passeggiate, ecc. Insomma nulla da ridire sugli intenti dell’articolo, son completamente d’accordo; più che altro ciò che mi perplime (con la L eh, non con la R, gnurant!!) è l’opinione di una tipa che lavora a tale azienda Flipper Music come consulente musicale. Che questa debba difendere il suo lavoro, per carità, mi pare ovvio. Ma cosa mai vorrebbe dire una frase come “Una musica appropriata può rendere più suggestivo un luogo, fissare il ricordo di ciò che vedi o stai facendo“?
Forse questa persona pensa che la gente viva nei film? Tipo non so, non saremmo tutti più contenti se mentre ci alziamo gloriosamente dal letto per affrontare una nuova giornata a muso duro, in sottofondo ci fosse la cavalcata delle Valchirie? Per cortesia. Se volessi una maledetta colonna sonora a quello che faccio, mi metterei LE CUFFIE!!!!
Fortunatamente non sono solito frequentare luoghi che sono contaminati da musica orrenda, ma non ricordo UNA, UNA maledetta volta in cui la musica di sottofondo abbia reso memorabile una cosa che stavo facendo o ha reso più suggestivo un luogo. Non è che stiamo parlando di una discoteca; transeat il fatto che in gran parte di questi luoghi mettono su delle schifezze, ma comunque uno va lì per ballare. Negli altri casi non sto andando in quel luogo per ASCOLTARE DELLA MUSICA DI MERDA! Non mi state migliorando niente! Ma proprio manco se m’impegno; ricordo solo cene rovinate da una continua musica di sottofondo.
Quello che vorrei sottolineare è che non ce l’ho con la qualità della musica; le persone che minimamente mi conoscono sanno quant’è importante per me ascoltare qualcosa di buono, ma non importa. Il punto cruciale è che in certi momenti… NON VOGLIO MUSICA!!!
Proprio per niente! Che siano i Depeche Mode, o Tiziano Ferro, o gli Iron & Wine o i Red Guitars o i Deftones o Raffaella Carrà… NON LA VOGLIOOOOOOOOOO!!
Anzi, ultimamente ho preso un’ottima abitudine che consiglio a tutti, o perlomeno a quelli che possono permettersela (non molti, mi sa). La mattina, quando uscite di casa, prima di infilarvi nelle orecchie una qualsivoglia schifezza musicale, fermatevi un attimo. Se vi concentrate bene, potrete ascoltare suoni che spesso passano sotto il nostro radar: canto degli uccellini, stormire delle fronde, il rumore della città. Uscendo alle sei, la cosa si nota e devo dire che è un gran bel modo di iniziare la giornata e un toccasana che dura diverse ore. Ed è una sensazione che nessuna musica al mondo sarà mai in grado di dare, per il semplice motivo che sarà comunque sempre mediata.

-MD

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Luca Signorelli è morto, evviva!

maggio 26, 2009

Sapete, penso che dovrei mettere su un modo per scrivere cazzate in ogni momento della giornata; nei giorni scorsi, nel delirio della febbre, ho pensato delle cose davvero geniali, peccato che adesso mi sembrino solo, appunto, deliranti e quindi non le scriverei mai in pubblico. Oh beh, sarà per la prossima volta.
Ieri invece, stando quasi bene, ho fatto una lunga riflessione sui metallari, nel modo meno noioso possibile: guardandomi una valanga di video metal, che sono ancora lungi dall’aver finito, ma ormai posso dirmi sicuramente pago. Avendo già intuito il loro essere una casta animata da una monomania terrificante, i video di cui sopra hanno solo confermato la loro poca immaginazione e, soprattutto, la quasi totale mancanza di autoironia (per la maggior parte almeno, poi ovvio che ci son eccezioni).
E, a proposito, direi che la corona di miglior video metal se la prende sicuramente questo bel capolavoro qui sotto, dedicategli un minuto della vostra vita, non ve ne pentirete:

Tornando a noi, considerando la povertà dell’argomento “metallari che noia”, ho deciso di lasciarlo perdere per il momento e di concentrarmi su un’altra cosa.

Sono uno dei fieri possessori del simpatico libriccino “L’Estetica del Metallaro” (no no, non scherzo) di Luca Signorelli, “metallaro colto e open minded”. E’ una lettura discretamente interessante, bisogna dirlo, e la cultura musicale dell’autore aiuta a credere nelle sue idee. O insomma, male che va, avrete degli ottimi consigli nelle ultime pagine!
Così, ieri mi sono chiesto, ma che fine ha fatto ‘sto tizio? Le notizie sono decisamente poche, ma a giudicare da un post su un forum del 2007 di un tizio che dice di conoscerlo “si è rotto le palle della musica”.
Inevitabilmente mi sono fermato un attimo a pensare a quel momento speciale nella nostra vita in cui diventiamo maturi (userei le virgolette, ma mi son stufato), nel senso peggiore del termine: abbandoniamo, cioè, tutte le nostre passioni, i nostri interessi e ci lasciamo uccidere da una famiglia che ci darà enormi delusioni o da una generale vita di merda che si spera finirà presto.
Succederà anche a noi? Ci troveremo insieme un giorno, a bere del whisky al roxy bar, con niente da dirci se non le solite banalità? Ognuno col suo viaggio uguale e identico? Probabilmente è così che si finisce a dover parlare solo del tempo o dell’ultima fregnaccia che ha detto Silvio, tristemente non si hanno altri argomenti. Niente più ‘oh ma quanto fa cacare l’ultimo dei Trail of Dead??’, piuttosto ‘certo che non esistono più le stagioni eh?’, d’altronde le mezze ce le siamo già mangiate anni fa.
Mah, chi può dirlo? Al momento penso saremmo tutti disposti a difendere a spada tratta le nostre passioni e giureremmo alla morte di non abbandonarle mai. Ma parliamoci chiaro, da quando siete nati quante volte avete giurato la stessa cosa per poi cambiare idea? Diverse volte, vero? Già, anche io, quindi non posso certo dirlo al 100% se andrà così o meno.
Quel che posso dire ora è che la musica per me rappresenta una buona fetta di ciò che mi emoziona e mi smuove ogni giorno, non dico che morirei senza, però di sicuro vivrei molto peggio. Quindi, se mai dovessi abbandonarla, dovrei sicuramente sostituirla con qualcosa di altrettanto potente. Però no, non mi va, non è così che dovrebbe andare in ogni caso.
Vivo nell’idea e nel sogno che un giorno possa mostrare a mio figlio la mia collezione di cd, aprendoli delicatamente (“si devono usare le mani? ma allora è roba da bambini!“) e, prendendoci del tempo insieme, assaporare insieme ogni suono e ogni lirica. Sì lo so, probabilmente mi ucciderà prima che compia dieci anni.
Oppure avrò un figlio sordo, chissà, la vita ha un modo così delizioso di farti venire i conati di vomito quando un sogno si realizza!

-MD

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Una questione di luXuria

maggio 20, 2009

Risentivo la canzone stamattina e notavo la sua efficacia sia emotiva che tecnica. E in effetti la costruzione della stessa è piuttosto intelligente, datele un ascolto.

Personalmente l’80% della bellezza del pezzo viene dal controcanto fatto dallo stesso Martin Lee Gore durante la strofa (tipo Do you know what I mean?) e da quel tipico sound che avevano i Depeche Mode nei primi anni ’80. Ovvero l’unione tra quel minimo di industriale (che si sente più che altro nei beats e all’inizio della canzone) e sintetizzatori zuccherosi del pop dell’epoca. Infatti altro punto vincente della canzone è chiaramente il finale di tastiera e come riesce a concludere su una nota tra lo speranzoso e il drammatico. Una recensione che lessi tempo fa notava come il cantato di Gore andasse splendidamente drammatizzandosi durante le varie ripetizioni del ritornello alla fine. A me francamente sembra la stessa registrazione ripetuta… boh, magari mi sbaglio.
Se ci fermiamo un attimo sul testo della canzone, è abbastanza ovvio che per quanto l’argomento di partenza sia notevole, lo svolgimento è discretamente pedestre. Soprattutto il ritornello è solo una rincorsa alla rima che fa figo, anche perché capisco cosa vorrebbe dire ‘è una questione di lussuria, è una questione di fiducia, è una questione di non lasciar andare a pezzi quel che abbiamo costruito, è tutto questo e altro ancora che ci tiene insieme‘, ma c’erano sicuramente modi meno gratuiti che tirare in ballo la lussuria (che tiene insieme una coppia? ma per cortesia). Le strofe poi ogni tanto scazzano, tipo con ‘ho bisogno di bere più di quello che credi prima che mi senta di appartenere a qualcuno‘. Ma come, non vuoi lasciar che tutto cada giù, e lo dici ottanta volte, e poi ti senti fidanzato solo quando sei ubriaco? E soprattutto cosa vorrà mai dire ‘dammi un bacio d’addio quando sono da solo, ma tanto sai che preferirei essere a casa‘? Questa o è una romanticheria gratuita (kiss me goodbye!!) oppure è un bridge inserito all’ultimo momento per cambiare n’attimo la canzone prima di finire con un minuto e mezzo di ritornello ripetuto.
Vabbè, Martin ha sempre avuto strane idee in fatto di relazioni, anche se alla fine mi pare che tutto ciò non gli abbia impedito di sposarsi, far figli e divorziare poi, nella più classica delle parabole autodistruttive del maschio del ventunesimo secolo.
Insomma è adorabile A Question of Lust! E’ invecchiata malissimo ma, stranamente, è proprio ciò che la rende sempre più attraente.

-MD

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Things aren’t usually as good as you remember them.

maggio 10, 2009

C’ho pensato un po’ ed effettivamente a parte un vago dolore alle ossa, finisce qui quello che accomuna il concerto del 2009 dei Trail of Dead con quello esperienziato sette anni fa, quando la band era fresca del nuovo capolavoro Source Tags & Codes (visto mamma, l’ho scritto bene!!). Quello che sentì all’epoca è di aver avuto la tremenda fortuna di vedere una band dalla potenza esasperata, romantica, disperata, a tratti incontenibile. La setlist di allora è un vago e sfumato ricordo, soprattutto alla luce del fatto che il nuovo album per me era praticamente sconosciuto. Ricordo distintamente che ci siamo beccati quasi tutto Madonna e una bella fetta anche del primo s/t (di sicuro Prince with a thousand enemies e Ounce of Prevention). In realtà non ho comunque molto da recriminare sulla setlist del concerto di ieri, giusto un paio di cose (niente How Near How Far), ma davvero nulla di che.

E qui veniamo a ciò che mi ruga di più. Nel 2002  i Trail of Dead erano quattro individui assolutamente normali che suonarono di fronte a una platea di novanta persone scarse. Io e il resto della prima fila eravamo a non più di un metro di distanza da loro. E fin qui ok. Peccato che allora siano riusciti benissimo a incendiare il locale con degli strumenti distrutti, una chitarra scotchata all’inverosimile, un basso spaccato, una batteria che stava lì lì per rompersi a forza di essere buttata a terra a fine concerto. Eppure son sicuro, era tutto orrendamente istintivo, gut-wrenching; i Trail di allora ti stendevano a terra e ti saltavano sopra finché non fossi morto. E morimmo propio, fu un’esperienza catartica, tre giorni d’assenza da scuola perché la mattina seguente non riuscivo neanche ad alzarmi.

I Trail dell’altra sera mi son suonati calcolati, razionali, cambiavano una chitarra ogni trenta secondi, oltretutto accordate all’inverosimile (manco dovessero suonare metal sinfonico), avevano due batterie addirittura e si lanciavano in delle sbavature davvero insopportabili, orrendamente prevedibili e superflue dopo la terza volta di fila. Ma davvero questa è la band che riusciva a portare avanti Gargoyle Waiting per sette minuti senza stancare? Loro non mi sembrano per niente cambiati come persone, eppure hanno abbandonato tutto ciò che li rendeva personali e intimi, sia musicalmente che liricamente. Pensare che ho sempre reputato Conrad uno dei miei cantanti preferiti non certo per la voce, ma per i testi. Ormai questi, scevri di qualsivoglia intimismo, mi suonano solo disgustosamente epici, si dilungano su argomenti che possono essere carini per una canzone, ma che per un album intero proprio stuccano.

Insomma sono pomposi, la loro musica è pomposa, bisogna quasi mettersi genuflessi per ascoltarli, mi pare. E non mi sembra molto giusto, venendo da una band così. Ormai mi pare chiaro qual è il sentiero intrapreso dai sei personaggi e gli auguro ogni fortuna. Personalmente non aspetterò con gran gioia il prossimo album.

Comunque ottimo concerto. Seguono foto (che è meglio salvare e vedere in separata sede, altrimenti dovevo farle diventare minuscole).

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-MD

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Disanima delle canzoni romantiche #1

maggio 8, 2009

Benvenuti a quella che diventerà probabilmente una feature settimanale di questo sordido luogo. Di che cosa si tratta? Ma è presto detto, miei piccoli lettori. Avete mai preso in mano il testo di una canzone che vi ha fatto commuovere? Ci avete mai riflettuto bene? E avete mai pensato ‘ma che minghia stai dicendo???’ ? Bene, è proprio di questo che parliamo.

Ovviamente io parlo delle canzoni ‘mie’, se non v’interessano/piacciono, tough luck. Fatevene uno vostro. Grazie della pazienza e scusatemi per gli eventuali disagi causati.

#1 – The Cure – Catch (Kiss me Kiss me Kiss me – 1987)

Uuuh che ricordi! Il secondo assolo che ho imparato in vita mia (dopo ‘Rose’ degli A Perfect Circle, sì sono un fan del Mi cantino)! E quante giornate passate a romanticheggiare e commuoversi!
Ma commuoversi de che? Vediamo.

Yeah, I know who you remind of, a girl I think I used to know.

E fin qui, vabbè. Poi perché ‘pensava’ di conoscerla? Perché in realtà ‘non si conosce mai nessuno’ oppure era una persona con problemi d’identità? Mah.

I’d see her when the days got colder, on those days when it felt like snow.

Forse era un orso polare? Ok questa la capiranno in due, e forse è meglio così.

You know I even think that she stared like you, she used to just stand there and stare.

Cioè stava lì ferma a fissare e basta? Comincio a pensare che questa avesse dei problemi abbastanza gravi, come minimo l’ADD (attention deficit disorder).

And she used to fall down a lot. The girl was falling again and again.

Ecco, c’aveva pure la distrofia muscolare, andiamo bene.

And I used to sometimes try to catch her but I never even caught her name.

E ti credo, a forza di sbattere la testa ovunque se lo sarà ben dimenticato il nome!

And sometimes we would spend the night just rolling about on the floor.

Ah beh, divertente! Me l’immagino la ragazza fissa con l’occhio spento e la distrofia muscolare che si ribalta sul pavimento e mugugna. Eeewwww… Horror puro.

Insomma, inutile andare avanti. Catch è un vero dramma, più ti fermi sul testo più diventa ridicolo/patetico; se proprio era tanto speciale ‘sta ragazza si poteva pure soffermarsi su qualche pregio. Chessò, cucinava un buon risotto.

#2 – Goo Goo Dolls – Iris

E chi, nato negli anni ’80, non è stato sottoposto a questa tortura pseudoromantica della band che “un tempo era decente ma adesso hanno capito che la decenza non vende”? Ben pochi, direi. Cominciamo subito e vediamo se la cosa funziona.

And I’d give up forever to touch you, cause I know that you feel me somehow.

Vabbè, fin qui direi nessun problema.

You’re the closest to heaven that I’ll ever be and I don’t want to go home right now.

Mmh… ma perché dovrebbe andarsene a casa? E’ minore di 18 anni?

And all I can taste is this moment and all I can breathe is your life.

Tutto quello che riesco a respirare è la tua vita? Non è esattamente una bella immagine se uno ci si sofferma troppo.

Cause sooner or later it’s over, I just don’t want to miss you tonight.

Messa così, sembra molto alla ‘botta e via’. Bella mia, tanto prima o poi tutto finisce, tanto vale che ci facciamo ‘sta sveltina! Su gioia su!

And I don’t want the world to see me cause I don’t think that they’d understand.

Ma che dovrebbero capire, esattamente? Che non vuoi andare a casa? Che non vuoi lasciarla/o stanotte? Mi sembrano concetti alla portata di tutti. No?

When everything’s made to be broken I just want you to know who I am

Ah quindi TU vuoi farti conoscere da ‘lei’, ma chiaramente non t’interessa conoscerla! Della serie ‘miii quanto sono figo’! Suono in una rock band!

And you can’t fight the tears that ain’t coming

Della serie ‘questa era meglio che restava nel cassetto dei testi scartati’. Non puoi combattere le lacrime che non arrivano? Dio. Mio.

Or the moment of truth in your lies

Qui invece andiamo sull’originalità. Spinta.

When everything seems like the movies

Con Meg Ryan oltretutto.

Yeah you bleed just to know you’re alive!

E con questo versetto molto emo si conclude il testo della canzone. Ma esattamente no, ma di che cosa stiamo parlando? Capisco che è stata scritta per un film ignobile che di sceneggiatura aveva ben poco, e capisco la difficoltà dell’ispirare una canzone a uno schifo del genere, ma inserire dei contenuti effettivi avrebbe fatto male a qualcuno?

#3Filter – I’m not the only one

Avrei preferito mettere Take a Picture dallo stesso album ma era un bersaglio talmente facile che non c’era praticamente niente da dire di serio. Piuttosto andiamo su questa, un pezzo sicuramente emozionante ma non certo famosissimo. Beh cavoli vostri.

What if I could say, say to you, of what you wanted could not do.

Eh… dillo pure, non penso che cambierebbe molto.

What if I could say, say to you, of what you wanted, of what you could do.

Angora? Eh e dillo!

What you want is something you need.

Meno male, evidentemente ha di fronte una persona razionale!

And what you’ve wanted is something I bleed.

Ha bisogno di una trasfusione?

Could you say to me you love that I’m the only one?

Ma che caspita c’entra adesso? Così a caso? Va in giro a importunare i passanti?

Could you say to me you love me, that I’m your man?

Anche no!

Is this the last time I’ll ever see you?

Se continuiamo con questo delirio senza senso propenderei per una risposta positiva.

Is this the last time I’ll ever make love to youuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu?

Aaaaaaaaah ecco! Lei aveva bisogno di qualcosa di molto preciso direi!

What did you say girl? I’m not the only one!

Ehm… una buffa storia di corna non c’è che dire, il filo logico è decisamente tenue e anche quello romantico a ‘sto punto, se escludiamo la vocina frocesca di Richard Patrick.

Signori, alla prossima puntata!

-MD