Archive for the ‘It’s my liiiifeeee, don’t you foooorgeeeet’ Category

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Spreca il tuo tempo in maniera utile.

giugno 18, 2010

Quanto tempo che non scrivevo più su questo vecchio bidone. Quante lune sono passate, quante volte il sole ha girato intorno alla terra. E per cosa? Boh, perché iniziassero i mondiali e io cambiassi il mio pc al lavoro. Queste sì che sono le rivelazioni della vita, nevvero? Vabbè, non è certo l’assenza dal mio blog che avrebbe portato il mondo a cambiare stile o a invertire la sua tendenza.
E di questo mi piacerebbe parlare oggi, la tendenza umana, ché ultimamente l’attività lavorativa mi lascia più distaccato del solito, non schifato, distaccato. Chiunque abbia lavorato in qualche ufficio avrà avuto quei momenti di rivelazione. Quei flash di luce bianca che potremmo definire come ‘epifania’. Chi non ha mai lavorato in ufficio, segua l’esempio che ora esplicherò:

Siete nel mezzo di una riunione che dura ormai da un paio d’ore. Il vostro capo è lì seduto, parla placidamente a tutti voi, le persone ascoltano, interessate. Alcune prendono appunti, qualcuno dopo arriverà con qualche domanda. E voi, tutto d’un tratto, aprite gli occhi e pensate: UN GIORNO DOVRO’ MORIRE E SONO QUI A PARLARE DI COSE DI CUI NON ME NE SBATTE UN CAZZO.

Eh sì, capita spesso, perlomeno al sottoscritto. Ma ancora più allucinante è come certe persone sembrano trovare un placido modo di stare al mondo in questo interessarsi di cose totalmente inutili, in gran parte. Per esempio, se invece di trascorrere ore a fare riunioni a discutere di puttanate ignobili, ci mettessimo a parlare di sentimenti, di rapporti umani, di confronti? Probabilmente nel breve periodo non porterebbe assolutamente a nulla, ma d’altronde nel mio caso, neanche parlare di come risolvere il mistero di due scritte in più su un tabulato per novanta minuti di fila, mi sembra particolarmente utile. Non sarebbe bello rallentare il progresso tecnologico, andare al lavoro con più calma, avere meno frenesia e foga nella vita e dei rapporti umani che fossero effettivamente migliori? Spendere più tempo con le persone, conoscerle, apprezzarle per i loro (ENORMI) limiti? In questo siamo molto animali: usciamo, raccogliamo le nostre pagliuzze e torniamo quanto prima al formicaio.
Solo che, come sempre ripeto, gli animali sono dignitosi e sempre degni di rispetto, gli esseri umani ben di rado. Anche perché la cosa più grave è che molte di queste persone, incluse quelle che hanno partecipato alle riunioni e fatto domande, poi si LAMENTANO. Uhm. Perché mai lamentarsi se perdersi in queste orrende puttanate è l’unico modo che questi soggetti hanno a disposizione per trascorrere la giornata? E’ la coscienza che gli rimorde?
Ok, basta punti interrogativi, ne abbiamo visti a iosa. Come sempre, sono semplicemente una riga su un monitor in un blog che non legge nessuno, e giustamente, però davvero riflettete un attimo. Perdete tempo a migliorarvi, a capirvi, a parlare con la vostra famiglia, con gli amici, con il lattaio. Ne verrà solo del buono, delle riunioni che avete fatto tra trent’anni non fregherà più niente a nessuno, a voi in primis.

Però chiudiamo in bellezza, con la dimostrazione che del buono nell’essere umano c’è sempre:

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Where the love is.

ottobre 7, 2009

Bentornati, miei piccoli lettori, bentornati al blog della tredicenne più famosa del webbe: più ‘cul’ di Tonio Cartonio, più ‘emo’ di Emosocazzitua e più ‘fascion’ di Alvaro Amici vestito da donna.
E dopo questa breve ma intensa lista di riferimenti assolutamente non divertenti, passiamo all’argomento di oggi. Ovvero, nessun argomento, non ho proprio nulla di particolare di cui parlare (non che normalmente l’abbia), però ho voglia di litigare, d’imporre la mia opinione, di sentirmi nel giusto sempre e comunque quindi… perché non autocelebrarmi con il mio bel blog?

First things first. Me so’ stufato di chi si lamenta della politica.
Intendiamoci, in astratto sono terribilmente d’accordo, per me in Italia (ci spreco pure una i maiuscola) nessuno riesce a fare politica. Sembra tutto un terrificante reality show in cui i partecipanti si son messi d’accordo mesi prima su un copione.  In realtà, ognuno di questi insegue solo ed esclusivamente interessi personali, nessuno ha a cuore l’ “italica nazione”, come tale può essere definito un conglomerato di persone unite da… unite da… boh? Da cosa siamo uniti? Dal calcio? Dai maccheroni? Dalla figa? Francamente non saprei, ho smesso di chiedermelo.
Torniamo al punto: tutti si fanno gli affari loro, e questo è quanto. Berlusconi? Ma non è peggio né meglio di nessun’altro, andiamo! Solo perché non ha la faccia da culo di nascondere i suoi difetti, ora gli andiamo tutti contro, ma guardate che non c’è nessuno con la faccina (e la fedina) talmente pulita da poter prendere una posizione come “Presidente del Consiglio” tanto tranquillamente eh. Perfino il tanto osannato Beppe Grillo, boh, mi puzza tanto come una personcina pagata appositamente per fare un po’ di casino e gettar scompiglio, perché tanto a confondere le acque non si sbaglia mai. Sarò troppo paranoico? Mah, peut etre, ma tanto sono argomenti che nascono e muoiono così, nessuno ha mai ragione né torto. Il meglio che possiamo fare, cari connazionali, è sopravvivere. E magari racimolare a sufficienza per andarcene, io ho già scelto la mia destinazione e non esiterò a traslocare appena vedo una concreta possibilità. O anche se non la vedo, eh.

Mi è stato fatto prontamente notare che il punto di cui sopra sarebbe qualunquista. Beh vi assicuro, non ho nulla da obiettare, non mi sento niente di più di ‘qualcuno’. Sono un qualcuno che non partecipa attivamente in politica (credo di essere troppo onesto, solo oggi ho ridato cinque euro a una persona che neanche si era accorta della differenza) né tantomeno passivamente. La mancanza di qualsivoglia seria discussione politica in Italia rende qualsiasi posizione ‘qualunquista’, e qualunque discussione altrettanto vuota di significati. Ma per chi vuole, son disposto a parlarne seriamente, ci vediamo in un vicolo buio di vostra scelta. Io verrò alle spalle.

Seconde cose per seconde.
Mi ha fatto sbellicare la storia di Venditti che parla male della Calabria, dicendo “non esiste, speriamo che fanno il ponte, è un posto dove non c’è niente… la gente fugge!“. Vabbè, e allora? A parte il fatto che quello che dice quel vecchio rimbambito dovrebbe entrare in un timpano e uscire da una chiappa, ma poi, perché, non è vero? Cioè, intendiamoci, il discorso può essere esteso più o meno al resto dell’Italia: la gente fugge, non c’è cultura né possibilità di crescita e bon. Ma, davvero, a parte tutto questo… era davvero una notizia così rilevante? Addirittura su repubblica.it in prima pagina? Ma per cortesia. Le dichiarazioni del genere possono essere degne di discussioni approfondite quando sono presentate in maniera acconcia, non certo sotto forma di un video in 3gp di un concerto di… ANTONELLO VENDITTI. Si commenta da sola una notizia del genere. Comunque, tanto di benservito a tutti i calabresi che gli vanno ancora  a dare soldi, fate benissimo a smettere. L’unica cosa, per favore: non ricominciate poi a foraggiarlo. Andasse pure lui a lavorare no?
(On a slightly related note: potremmo già sapere il titolo del prossimo film pseudoromantico adolescenziale che infetterà le sale: La calabria non esiste… cioè davvero eh.)

Tertium non datur.
Anzi sì. Credo che ci sia una notevole confusione sul significato del termine crescere. Ultimamente mi balza nell’occhio (sì sì, proprio dentro) questa categoria di persone che ritiene come la maturazione risieda semplicemente nel diventare questa sorta di ‘mature amebe’, senza arte né parte, senza passioni e senza indugi e, aggiungerei, senza futuro.
Intendiamoci, non apprezzo neanche chi spaccia degli orrendi hobby e malsane iniezioni di ‘bimbominkiaggine’ come vere e proprie passioni (tipo, chessò… dei merdosi concerti di Springsteen a New York?!?). Però, porca miseria, anche stavolta la giusta via risiede nel mezzo. Abbandonare passioni che ci hanno alimentato per anni va sicuramente bene, niente in contrario, solo che solitamente vanno rimpiazzate da qualcos’altro… e non intendo rimpiazzate da ‘una maggiore accortezza nella vita di tutti i giorni’. That’s fuckin’ rubbish. Intendo, ovviamente, rimpiazzate da ALTRE passioni, NUOVI interessi. Qualcosa di sano, per le chiappe di Zeus, qualcosa che possa far crescere, maturare, sviluppare il cervello… DI UTILE!!!!
Per questo biasimo chi reputa certe passioni ‘segno d’immaturità’, di per sè nessun interesse o passione è infantile o terribilmente maturo e secsi; ogni cosa può essere imbecille se portata all’estremo, anche un estremo e piccolo grande amore per l’opera omnia di Herbert Marcuse.
Quindi, teniamoci i nostri vecchi cari interessi, se non siamo in grado di sostituirli in maniera intelligente.

Quarto.
Sapete che scrivo lunghi post perché sono assolutamente certo che nessuno andrà mai oltre le prime cento parole? Ecco perché riservo le migliori battute per l’apertura e poi il resto diventa una ignobile rottura di coglioni.
Vi ho appena svelato un mio terribile segreto, è come se… figurativamente parlando, stessi facendo dei grandi e scomposti saltelli, vestito in un kimono rosa, davanti a voi.

Quinto.
In futuro, vorreste non avermi mai immaginato in un kimono rosa che si alza e si abbassa senza posa e pudore, mentre faccio dei grandi e scomposti saltelli davanti a voi.

Vi voglio bene. Ve ne ho sempre voluto.

-MD

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Il valore del reale.

agosto 5, 2009

Tanti anni fa, quando ancora ero un tenero liceale in erba, uscivo tutti i giorni da casa in clamoroso ritardo. Fortunatamente per distrarmi dalle storie che mi avrebbero fatto una volta arrivato, avevo con me un comodissimo lettore cd portatile, quelle cose che ai ragazzini di oggi dell’iMerd generation farebbero venire i conati, per passare lietamente i minuti.
Magari un’altra volta parlerò delle magnifiche cose che mi portavo nel lettore, per adesso voglio spostare la vostra cortese attenzione su un altro argomento.
Ogni mattina incontravo sempre persone diverse sull’autobus e per la strada, il che era buffo considerando come l’ora fosse sempre e comunque tarda. Tutti diversi certo, a parte uno.
Questo era un signore che normalmente incontravo sulla strada poco prima della fermata del bus; me lo ricordo sempre vestito invernalmente, con giacca scamosciata, camicia, pantaloni non tanto eleganti e una borsa di pelle. Insomma l’aria di un lavoratore onesto, tutto sommato, forse uno statale, ma di quelli neanche tanto meritevoli d’insulti.
Così ogni mattina ci incrociavamo in allegria, pur andando in luoghi completamente diversi. Essendo all’epoca un giovane teenager molto romantico (adesso invece sono una tredicenne dagli ormoni impazziti), cominciai a elevare il signore dalla giacca scamosciata a pensiero principale in quei minuti della mattina.
Cosa faceva? Era sposato? Si occupava di qualche lavoro interessante? Cosa avrà contenuto la sua borsa in pelle?
Sarà stata la sua grande somiglianza con il mio professore di francese a far nascere questa simpatia, può darsi. Una volta quasi lo seguì a casa, curioso di sapere dove abitasse.
Un bel giorno poi, stavamo in attesa che il semaforo diventasse verde (e no, non eravamo mano nella mano, grazie) e nel momento in cui è scattato… VROOOOOOOOM! Passa il solito disgraziato col rosso a velocità assurde.
Io, come sempre, rimango impassibile di fronte a infrazioni del genere.
Un po’ meno il mio compagno di strada.
AOOOOOOOO LIMORTACCI TUA A STRONZO MA GUARDA STO FIJO DE NA MIGNOTTA SPERAMO CHE SE VA’ A SCHIANTA’ PRESTO!!!!

Non l’ho più guardato in faccia.

-MD

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Questa era da salvare…

luglio 21, 2009
Stupendo xkcd!

Stupendo xkcd!

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La potenza di una piccolezza.

luglio 1, 2009

Ripensavo a quanto può fare una piccola cosa come il canto di un uccellino ascoltato di prima mattina. Diventato per me in poco tempo appuntamento irrunciabile, rappresenta ormai un minuto di relax quotidiano totalmente naturale.E, restando in tema, quanto può rappresentare per noi un gesto piccolo? Indubbiamente bisognerà trovarsi nel giusto stato d’animo per riceverlo, ma se c’è questa intesa perfetta di momenti e gesti allora si crea una vera e propria magia. E questo aneddoto cade tosto a pennello.

Ieri è stata una giornata normalmente escrementizia, con la solita maleducazione onnipresente e la frequentazione di persone che avrei di gran lunga preferito evitare.
Naturalmente all’uscita non ero proprio d’umore splendido, così sono lentamente scivolato nel mio mondo di musica sparata nelle orecchie, sapete com’è, alle otto di sera non ci sono passerotti che ti cantano la serenata. E ho incrociato una persona che non vedevo da “n” anni, senza nessun motivo in particolare a dire il vero. Nessuno di noi due s’è fermato, ognuno ha continuato per la sua strada senza dire nè ah nè bah. Eppure lei mi ha sorriso. Brevemente.
Mi piacerebbe ringraziare questa persona, non penso che mai mi leggerà ma non importa, perlomeno la mia coscienza sa di averci provato. Io ero completamente perso, a malapena l’ho riconosciuta ma in quel sorriso ha colto quel minimo di cordialità e di gentilezza che quel giorno m’era proprio mancato nel resto dell’umanità a me fisicamente vicina.
Magari non era neanche a me rivolto, magari non sapeva neanche chi fossi, ma sapete cosa? Tutto ciò non importa, alla fine. Quel che conta è il gesto e che io l’abbia accolto con cordialità. Non mi ha cambiato la giornata, non mi ha fatto cambiare idea su nulla; però mi ha restituito un briciolo di serenità.
Poco, dite? Beh, ma che vi aspettate da uno sconosciuto? Di solito mi aspetto il peggio e lo schifo massimo, quindi se riesce addirittura a restituirmi un briciolo di serenità così tranquillamente, senza farci caso e senza pretendere nulla in cambio… For me this is heaven.

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E poi ha due tette della madonna.

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(Scusate, altrimenti avrei ricevuto lamentele da parte della FAND, per l’eccessivo contenuto di zuccheri del mio intervento. Signori diabetici, mi scuso in anticipo.)

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Ovviamente non intendo dire che ci sia niente di male nell’essere diabetici. Rispetto in pieno la malattia di questi signori e non mi permetterei mai di offendere la loro persona.

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Ovviamente non intendo offendere neanche le tettone insinuando che siano capaci di cordialità e gentilezza. Non credo che queste siano comunque caratterstiche dell’essere femminile.

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Cordialità.


-MD

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Questa la devo scrivere prima di perderla.

giugno 23, 2009

Ho ritrovato un morso di una conversazione fatta con una tizia anni fa davvero spettacolare. Eccola conservata per i posteri (e anche per le carte da parati):

“sembri un tipo interessante, ma non riesci proprio a coinvolgermi con i tuoi discorsi”
“dopo dieci minuti solamente che parliamo?”
“eh sì”
“beh, in compenso tu fisicamente mi fai cacare, dai, siamo in par condicio”
” guarda che è peggio un’offesa caratteriale che una fisica”
“sì, se l’offesa caratteriale avesse un senso; ma dato che non mi conosci per un cazzo, direi che ha più senso la mia”

Che bei tempi!

-MD

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Fatti una domanda e datti una risposta. Sbagliata.

giugno 23, 2009

Francamente non so bene dove porterà questa riflessione, prendetela come un flusso di coscienza non diluito, non ho in mente nessuna grande teoria che rivoluzionerà il vostro mondo (eh non stavolta, mi spiace!), ma potrei arrivarci.
La domanda che mi pongo quest’oggi è duplice, ma penso sia possibile unirle in nome della sintesi. Mi chiedo perché le persone non crescano, e quindi conseguentemente, perché non imparino; dai propri sbagli, dalle proprie vittorie, da tutto, praticamente.
Molte persone intorno a me sembra che si comportino esattamente come quando avevano quindici anni, solamente nascondendo la cosa dietro una maschera di finta sicurezza e maturata esperienza. Personalmente sono più che certo che la vita che le suddette hanno condotto non è tale da avergli insegnato qualcosa di particolarmente utile (o giusto, for that matter, ma vabbè). Però, perlomeno, avranno capito come evitare di ripetere sempre gli stessi sbagli, no? Mah, evidentemente no, forse si tratta semplicemente del normale declino dell’essere umano che è portato a ripetere gli stessi sbagli proprio perché si dimentica dei precedenti?
Oppure non sono in grado di rendersi conto di quando c’è qualcosa da imparare? Ecco, questo mi sembra un altro punto interessante. Come fai a renderti conto se è momento di prestare attenzione? Personalmente bado al vecchio adagio ‘c’è sempre da imparare da chiunque’, se non altro in negativo (come NON essere). Se già tutti ragionassero così, perlomeno avrebbero tanti esempi di persone da evitare e potrebbero tracciarsi una loro strada personale, magari costellata di sbagli, ma perlomeno di sbagli NUOVI!
Invece mi sembra che questi non siano in grado di giudicare il prossimo, o anzi, di prenderlo minimamente in considerazione tanto da prendere atto del suo comportamento. Normalmente il giudizio verso il prossimo si ferma a delle cose superficiali, sicuramente cattive, ma talmente in superficie da renderlo totalmente inutile. Anche io posso rendermi conto che Tizio sul lavoro non fa niente e quindi non è un comportamento da replicare, ma da qui a saper dire di lavorare produttivamente e serenamente ce ne passa eh. Cioè son cose banali, inutili.
Ecco un altro punto interessante che spesso noto nelle persone: non sono dei buoni osservatori. Personalmente mi ritengo un ottimo osservatore, poi giudico male sicuramente, però almeno riesco a trarre degli elementi su cui poi basarmi. Invece le persone sono distratte, incapaci di prestare attenzione a qualsiasi cosa esterna per più di trenta secondi; poi oh, probabilmente esiste una cosa chiamata ‘eccessiva osservazione’, visto che poi mi capita spesso di osservare ma non di fermarmi a giudicare. Questo anche è inutile, però almeno bisogna partire da qualcosa, vi pare?
Spostandoci invece sulle cose così ovvie da balzare agli occhi anche dell’osservatore più distratto, arriviamo alla realizzazione che al di là dell’attenzione, manchi probabilmente anche la capacità di trarre delle conclusioni. Tutti siamo buoni a pensare ‘eh ma allora la vita è breve e bisogna viverla bene’ quando succedono tragedie intorno a noi, ma poi quanti la mettono in pratica al di là di troiate tipo ubriacarsi o grandi divertimenti sul genere?
Il mio concetto di vita è fortunatamente diverso, e ritengo di tenere il cervello sufficientemente in allenamento da non prendere mai nulla in maniera acritica e sedentaria. Vorrei poter dire lo stesso di queste persone che mi circondano, ma alla fine anche io sono uno sporco egoista e quindi dico problemi loro. Non sono un Messia venuto per aprire gli occhi a nessuno, anche perché un’altra cosa che non riesce molto bene alle persone è rendersi conto di quando qualcuno gli ha fatto del bene.
Torniamo all’argomento che sto un po’ troppo divagando. Quindi, le persone non imparano perché sono incapaci di rendersi conto di quel che gli succede intorno (o anche in faccia), perché anche se se ne rendono comunque poi sono distratte da altro. D’altronde, scusate, non viviamo nell’anno 2009 dell’errore umano?
C’è una lezione in tutto ciò? No, è un mero blog di una tredicenne che ascolta i Tokyo Hotel e sta imparando qualcosa del mondo che la circonda. Auguri.

-MD