Archive for dicembre 2010

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2010 – Vai a fare in culo

dicembre 22, 2010

Cari lettori, anche il 2010 ci sta lasciando. Un anno che ci ha ricordato della precarietà della vita, soprattutto per il nostro portafoglio, e del fatto che anche i ricchi ogni tanto schiattano.
Ma la vita va avanti, purtroppo, e non bisogna fermarsi a riflettere mai… per carità! Insomma, non è cosa da essere umano, giusto?
Per quel che mi riguarda, vorrei concludere questo escrementizio anno con una bella lista, però stavolta sarò molto più banale e, stranamente, positivo dell’anno scorso e infilerò una breve lista di film che mi son piaciuti. Breve sì, perché so che la vostra attenzione e il tempo che mi dedicherete è altrettanto breve, non mi faccio illusioni.
D’altronde oh, ho passato tutto il tempo a vedere film, qualcosa di buono sarà anche uscito fuori.

#5 – Before Sunrise (aka Prima dell’Alba)

In una confezione che non stonerebbe per una serie tv particolarmente sfigata, nasconde uno dei film sentimentali più coinvolgenti che abbia mai visto. Chi mi conosce, sa bene che io e le cose sentimentali non andiamo molto d’accordo. Ma pur con tutti i suoi difetti, per esempio una coppia di attori non particolarmente maturi e “rodati”, Before Sunrise emerge come un ritratto veriterio di come potrebbe essere un incontro fortuito con una persona splendida, che hai atteso tutta una vita, e che hai poche ore per conoscere. Ritrovarsi divelti tra la felicità di averla trovata e il pensiero che, di lì a poco, ciascuno riprenderà le sue vite… perché tu sei americano e lei è francese. Avete due vite diverse, due mondi diversi. Probabilmente non vi rivedrete mai più. Cosa mai potreste fare? Ecco, il film risponde in maniera sorprendentemente azzeccata, riuscendo a emozionare e commuovere in maniera bellissima. L’ho adorato, non ve lo nascondo, e per chi è d’accordo con me sarà difficile non vedersi anche il seguito.

#4 – The Unknown

Avendo da poco scoperto la mia passione per il muto, tra quelli che ho visto il capolavoro di Browning resta il più viscerale. Film recuperato dopo decenni in cui si è creduto disperso, è la storia di un mascalzone. Un farabutto, un assassino, la feccia della società che lavora in un circo e finge di non avere più le braccia solo per scappare dalla polizia. Questa persona è innamorata della figlia del padrone del circo, ed è un sentimento bellissimo, non certo facile da esprimere senza parlare, figuratevi solo a gesti. E qui infatti, la pellicola poteva cadere nel nulla, se non fosse per la presenza straordinaria di Lon Chaney. Molti di voi conosceranno il figlio, un onesto attore di film horror nei fifties, ma il padre era ben altra cosa: cantante, performer in un circo da giovane, attore straordinario. La sua performance qui è spettacolare, sembra quasi preso da una malattia per la voglia che ha di possedere la sua donna. Arriverà a gesti disperati pur di poterla avere vicino, ma la cosa non finirà positivamente. Il tutto dura meno di un’ora, accoppiato a una colonna sonora modernizzata abbastanza ignobile, eppure questo mediometraggio di quasi cento anni fa è una delle cose più belle che ho visto quest’anno.

#3 – Don’t Look Now (aka A Venezia… un dicembre rosso shocking!)

Condito dal classico titolo italiano imbecille all’ennesima potenza, il film di Roeg è un esempio perfetto di come dovrebbe essere un thriller senza uno straccio di storia. Sì, perché nel film non succede un bel niente, se non all’inizio (la morte della figlia) e alla fine. Ora non ho intenzione di spoilerare niente, però l’unico passo falso della sceneggiatura è proprio in conclusione, dove si cade in un discreto clichè. Mi piacerebbe prendere la pellicola originale e tagliare qualche fotogramma dal finale, allora sì che sarebbe perfetto. La protagonista è l’inquietudine, la sensazione di essere intrappolati in un destino da cui non c’è scampo, perfettamente incarnata nella Venezia grigia e decadente. E, per carità di dio, vedetelo in originale perché l’aggiunta barriera linguistica tra la coppia inglese e gli italiani (beccatevi Renato Scarpa che recita in inglese senza palesemente capire cosa stia dicendo) è elemento importante per il film. Davvero uno dei più bei thriller della storia del cinema.

#2 Trouble in Paradise (aka Mancia Competente)

Mancia inCompetente è il classico titolo imbecille che qualche genio dei tempi del fascio deve aver pensato di affibbiare con un sorrisetto malvagio. Secondo alcuni rende bene l’idea che si tratta di una pellicola divertente, secondo me trasmette solo l’idea di una traduzione andata a male (e in realtà non è neanche quello!). Veniamo a noi. Lubitsch non era un genio, su questo credo non ci sia dubbio, ma un regista di una professionalità enorme sì, capace di realizzare veri e propri capolavori; a suo modo, era avanti cinquant’anni. Basta guardare come è stato girato Trouble in Paradise, una gestione delle scene assolutamente moderna e quasi frenetica: i film dell’epoca erano caratterizzati da una discreta staticità, a meno che ovviamente non si trattasse di film d’azione, ma qui parliamo di una commedia. E Lubitsch  non solo accelera i tempi in modo tale che non ci si annoia davvero mai, ma usa la macchina da presa come per interpretare il film. Esempio massimo è la scena in cui una coppia abbracciata si dice ‘avremo insieme ancora mesi, anni…’ e intanto la macchina da presa, piuttosto che inquadrarli, si fissa sulla loro ombra proiettata sul letto matrimoniale. E’ un tocco leggiadro, perfetto, incredibilmente di classe. Ovviamente non dispiace che Trouble in Paradise faccia ancora ridere tantissimo come fosse il primo giorno, nonostante siano passati più di 70 anni. Dubito sarà lo stesso per Tutti pazzi per Mary nel 2070. Mi sono innamorato di questo film,  non posso non consigliarlo a tutti.

#1 – Hedwig & The Angry Inch

Più che un musical, un film con delle bellissime musiche. La ricerca della persona perfetta, della metà che ci dovrebbe complementare, partendo addirittura dal mito dell’ermafrodita, passando per il cambiar sesso, al diventare un ibrido né maschio né femmina. La morale, piuttosto ovvia a dirla tutta, è che non esiste la complementarità nei rapporti sentimentali. Gli esseri umani sono carne, sangue e imperfezione, nessuno sarà mai in grado di fungere da metà per un altro. Questo è Hedwig, non la stupida storia di un transessuale come qualcuno vorrebbe (anche se ha rischiato di esserlo, date le tendenze Queer dell’attore protagonista), ma piuttosto un’affannata e inutile ricerca di qualcosa di diverso da noi. Condita da musiche straordinarie (cercate pure su youtube The Origin of Love), un’interpretazione meravigliosa di John Cameron Mitchell e un cult underground che cresce ogni giorno di più. Considerando che quest’anno è uscito proprio il nuovo film di Mitchell dopo anni di silenzio, Rabbit Hole, se mai verrà distribuito in Italia cogliete l’occasione di andarvelo a vedere. E, soprattutto, cogliete l’occasione di guardare e riguardare Hedwig e il suo “centimetro incazzoso”. Ci vedo un po’ tutti noi nella sua disperazione e voglia di amare qualcuno che non esiste.

MINZIONI speciali:

Brazil – La vena di escapismo di Gilliam che percorre tutto il film è la cosa che più mi ha coinvolto: voglia di fuggire, rompere gli schemi, andare al di là di quel che vediamo, di fregarcene di tutto e tutti per trovare qualcosa di più, dentro di noi. Non vi svelo il finale, ma vi anticipo che non è propriamente allegro, e forse è giusto così. Potrei dire molto, potrei criticarlo perché Jonathan Pryce non mi entusiasma, o perché a volte si dilunga troppo. Ma  il fatto che sia uscito fuori un così bel film nonostante orrendi problemi di sceneggiatura e budget, dovrebbe già sorprendere.

Caligola – Ora so che molti di voi storceranno il naso al solo sentire Tinto Brass, ma è l’ultima incarnazione della tragedia shakespiriana: sesso, morte, eccessi. Uno spettacolo di decadente umanità.

C’est arrivé près de chez vous (aka Il Cameraman e l’assassino) – anticipando di parecchio Tarantino, è una macabra e divertente riflessione sul valore della violenza nel cinema e il rapporto tra quest’ultimo e la realtà. Molto meglio di qualsiasi delirio di Haneke. Pellicola che ha dannato i suoi autori a una sfortuna perenne, da recuperare assolutamente.

Synecodche, New York – Un film di una dimensione spaventosa: gigantesco, ingestibile. Kaufman ritorna col suo tema metacinema all’ennesima potenza, sparato verso distanze chilometriche. Eppure stavolta non è la “grandiosità” che colpisce, bensì la storia di un povero essere umano inutile, imperfetto, incapace di amare ed essere amato. Vi irriterà, vi farà commuovere e vi sorprenderà con ogni minuto, per poi lasciarvi straniti proprio in chiusura.

Oldboy – non ho frequentato tantissimo il cinema coreano, ma quei pochi incontri sono stati davvero memorabili. Così pure è stato con Oldboy, sicuramente un film di essenza Tarantiniana, ma condita di quella sensibilità orientale che grazia soprattutto il cast. Se vi interessa minimamente il tema della vendetta, qui è sviscerato in maniera profonda e intensa come mai ho visto prima. Non per stomaci deboli, ma davvero consigliato.

Buone feste, buon anno e va’ffan’gulo.

-MD

C’est arrivé près de chez vous

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