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Una questione di luXuria

maggio 20, 2009

Risentivo la canzone stamattina e notavo la sua efficacia sia emotiva che tecnica. E in effetti la costruzione della stessa è piuttosto intelligente, datele un ascolto.

Personalmente l’80% della bellezza del pezzo viene dal controcanto fatto dallo stesso Martin Lee Gore durante la strofa (tipo Do you know what I mean?) e da quel tipico sound che avevano i Depeche Mode nei primi anni ’80. Ovvero l’unione tra quel minimo di industriale (che si sente più che altro nei beats e all’inizio della canzone) e sintetizzatori zuccherosi del pop dell’epoca. Infatti altro punto vincente della canzone è chiaramente il finale di tastiera e come riesce a concludere su una nota tra lo speranzoso e il drammatico. Una recensione che lessi tempo fa notava come il cantato di Gore andasse splendidamente drammatizzandosi durante le varie ripetizioni del ritornello alla fine. A me francamente sembra la stessa registrazione ripetuta… boh, magari mi sbaglio.
Se ci fermiamo un attimo sul testo della canzone, è abbastanza ovvio che per quanto l’argomento di partenza sia notevole, lo svolgimento è discretamente pedestre. Soprattutto il ritornello è solo una rincorsa alla rima che fa figo, anche perché capisco cosa vorrebbe dire ‘è una questione di lussuria, è una questione di fiducia, è una questione di non lasciar andare a pezzi quel che abbiamo costruito, è tutto questo e altro ancora che ci tiene insieme‘, ma c’erano sicuramente modi meno gratuiti che tirare in ballo la lussuria (che tiene insieme una coppia? ma per cortesia). Le strofe poi ogni tanto scazzano, tipo con ‘ho bisogno di bere più di quello che credi prima che mi senta di appartenere a qualcuno‘. Ma come, non vuoi lasciar che tutto cada giù, e lo dici ottanta volte, e poi ti senti fidanzato solo quando sei ubriaco? E soprattutto cosa vorrà mai dire ‘dammi un bacio d’addio quando sono da solo, ma tanto sai che preferirei essere a casa‘? Questa o è una romanticheria gratuita (kiss me goodbye!!) oppure è un bridge inserito all’ultimo momento per cambiare n’attimo la canzone prima di finire con un minuto e mezzo di ritornello ripetuto.
Vabbè, Martin ha sempre avuto strane idee in fatto di relazioni, anche se alla fine mi pare che tutto ciò non gli abbia impedito di sposarsi, far figli e divorziare poi, nella più classica delle parabole autodistruttive del maschio del ventunesimo secolo.
Insomma è adorabile A Question of Lust! E’ invecchiata malissimo ma, stranamente, è proprio ciò che la rende sempre più attraente.

-MD

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