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Mary, won’t you call my name?

maggio 7, 2009

Da piccolo avevo paura di dire il mio nome. O meglio, mi vergognavo a dirlo, tant’è che lo dicevo solo per necessità documentali o in presenza di qualche adulto; mai con altri bambini, nè tantomeno da solo (al limite diventava un ‘da’aano gee’lli’). Il motivo immagino sia da rintracciare nel fatto che non l’ho mai sentito mio fino all’adolescenza inoltrata (che ormai dura più o meno fino ai 45 anni?). Poi ok, finalmente io e lui abbiamo fatto pace e siamo andati a convivere, la realizzazione di una storia d’amore che tutti avremmo voluto iniziare col piede giusto.

Però ripensandoci, avevo paura di dire il nome di tante persone, quindi immagino il motivo sia da rintracciare piuttosto nella timidezza che mi accompagnava da bimbo. Spesso copulata con un’enorme sfrontatezza, chiaramente. Buffo come sia sempre stato accompagnato dal dualismo in ogni passo della mia vita.

Stanotte si è fatta risentire una persona che è stata importante nella mia vita, ed è buffo che l’abbia fatto proprio ora, essendo un periodo particolare per i rapporti umani. Beh stavolta voglio vedere se riusciamo a ricostruire qualcosa invece di lasciarci andar via come tutte le altre volte.

Ah è un uomo, comunque. (No, non mi piacciono i Village People, grazie.)
-MD

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