Archive for maggio 2009

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Luca Signorelli è morto, evviva!

maggio 26, 2009

Sapete, penso che dovrei mettere su un modo per scrivere cazzate in ogni momento della giornata; nei giorni scorsi, nel delirio della febbre, ho pensato delle cose davvero geniali, peccato che adesso mi sembrino solo, appunto, deliranti e quindi non le scriverei mai in pubblico. Oh beh, sarà per la prossima volta.
Ieri invece, stando quasi bene, ho fatto una lunga riflessione sui metallari, nel modo meno noioso possibile: guardandomi una valanga di video metal, che sono ancora lungi dall’aver finito, ma ormai posso dirmi sicuramente pago. Avendo già intuito il loro essere una casta animata da una monomania terrificante, i video di cui sopra hanno solo confermato la loro poca immaginazione e, soprattutto, la quasi totale mancanza di autoironia (per la maggior parte almeno, poi ovvio che ci son eccezioni).
E, a proposito, direi che la corona di miglior video metal se la prende sicuramente questo bel capolavoro qui sotto, dedicategli un minuto della vostra vita, non ve ne pentirete:

Tornando a noi, considerando la povertà dell’argomento “metallari che noia”, ho deciso di lasciarlo perdere per il momento e di concentrarmi su un’altra cosa.

Sono uno dei fieri possessori del simpatico libriccino “L’Estetica del Metallaro” (no no, non scherzo) di Luca Signorelli, “metallaro colto e open minded”. E’ una lettura discretamente interessante, bisogna dirlo, e la cultura musicale dell’autore aiuta a credere nelle sue idee. O insomma, male che va, avrete degli ottimi consigli nelle ultime pagine!
Così, ieri mi sono chiesto, ma che fine ha fatto ‘sto tizio? Le notizie sono decisamente poche, ma a giudicare da un post su un forum del 2007 di un tizio che dice di conoscerlo “si è rotto le palle della musica”.
Inevitabilmente mi sono fermato un attimo a pensare a quel momento speciale nella nostra vita in cui diventiamo maturi (userei le virgolette, ma mi son stufato), nel senso peggiore del termine: abbandoniamo, cioè, tutte le nostre passioni, i nostri interessi e ci lasciamo uccidere da una famiglia che ci darà enormi delusioni o da una generale vita di merda che si spera finirà presto.
Succederà anche a noi? Ci troveremo insieme un giorno, a bere del whisky al roxy bar, con niente da dirci se non le solite banalità? Ognuno col suo viaggio uguale e identico? Probabilmente è così che si finisce a dover parlare solo del tempo o dell’ultima fregnaccia che ha detto Silvio, tristemente non si hanno altri argomenti. Niente più ‘oh ma quanto fa cacare l’ultimo dei Trail of Dead??’, piuttosto ‘certo che non esistono più le stagioni eh?’, d’altronde le mezze ce le siamo già mangiate anni fa.
Mah, chi può dirlo? Al momento penso saremmo tutti disposti a difendere a spada tratta le nostre passioni e giureremmo alla morte di non abbandonarle mai. Ma parliamoci chiaro, da quando siete nati quante volte avete giurato la stessa cosa per poi cambiare idea? Diverse volte, vero? Già, anche io, quindi non posso certo dirlo al 100% se andrà così o meno.
Quel che posso dire ora è che la musica per me rappresenta una buona fetta di ciò che mi emoziona e mi smuove ogni giorno, non dico che morirei senza, però di sicuro vivrei molto peggio. Quindi, se mai dovessi abbandonarla, dovrei sicuramente sostituirla con qualcosa di altrettanto potente. Però no, non mi va, non è così che dovrebbe andare in ogni caso.
Vivo nell’idea e nel sogno che un giorno possa mostrare a mio figlio la mia collezione di cd, aprendoli delicatamente (“si devono usare le mani? ma allora è roba da bambini!“) e, prendendoci del tempo insieme, assaporare insieme ogni suono e ogni lirica. Sì lo so, probabilmente mi ucciderà prima che compia dieci anni.
Oppure avrò un figlio sordo, chissà, la vita ha un modo così delizioso di farti venire i conati di vomito quando un sogno si realizza!

-MD

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Prince of Persia – La fine!

maggio 22, 2009

Dietro consiglio di un caro amico, ho ripreso in mano uno dei videogiochi che più mi hanno fatto venire l’orticaria lo scorso natale: Prince of Persia (eh sì, che bella questa moda dei giochi di non mettere numeri o sottotitoli di sorta).
Essendo stato un discreto fan della serie quando è stata resuscitata dalla Ubisoft qualche anno fa (perlomeno fino a Warrior Within, già Two Thrones m’aveva entusiasmato meno), ero discretamente curioso di cosa avessero fatto per il ‘reboot’ della franchise. E cosa hanno fatto? Semplice, hanno reso il gioco un enorme calderone di eventi quicktime, con minimo controllo del giocatore su cosa effettivamente facesse fare al principe. Cioè come dire, tutto ciò che fai di non previsto ai fini del titolo è completamente indifferente. Se non premi in tempo il tasto richiesto, comodamente indicato dal gioco ogni volta altrimenti era troppo complicato, muori. Ecco appunto, muori? No, non muori mai, vieni sempre salvato dalla tua affascinante compagna, Elika.Vi chiederete, che senso ha un gioco dove il massimo della punizione è doversi rifare gli ultimi due minuti di gioco? Ah non saprei, probabilmente nessuno, ma santo cielo, siamo nella generazione Casual Gaming per tutti.
La cosa terrificante sapete qual è? Che, apparentemente, nell’ultimo capitolo il principe fà esattamente le stesse cose dei titoli passati, però è stato completamente strappato via quel senso di pericolo e avventura che rende un gioco d’azione divertente. Tanto nei salti vieni aiutato, sai quando devi premere un tasto per scappare al nemico, a che pro usare prudenza? Non ci sono neanche pezzi alternativi, semplicemente un continuo di esplorazione di zone, uccisione di boss (spesso sempre con lo stesso pattern: para, dai due colpi, capisci che combinazione usare, dai due colpi, fine) e la ripulitura delle zone “oscure”.
Insomma, per non farla lunga: un titolo affascinante dal punto di vista visivo e sonoro, deludente per la storia (che gira gira, ma alla fine gira a vuoto) e frustrante alla morte per la giocabilità, veramente infame. Guardando gli artwork di preparazione del gioco, s’intravedeva la possibilità di giocare a un vero e proprio capolavoro, o perlomeno a qualcosa di molto interessante, e che il risultato sia così blando e noioso è evidentemente frutto di una scelta dall’alto di qualcuno che ha detto: “uè raga, scazzo, non fatelo troppo complicato che poi mia nonna non ci gioccckka!”.
Affanculo.
Insomma, il di sopra amico mi aveva consigliato di finirlo perché “c’era uno dei più bei finali degli ultimi anni”. Francamente, se c’era dormivo perché a parte un lieve sentimentalisimo generico nel finale, non è successo niente di particolarmente nuovo. Anzi, un paio di glitch hanno reso l’esperienza pure vagamente ridicola, non posso dirveli perché riempirei tutto di spoiler ma diciamo che per un attimo sembrava di giocare alla Notte dei Morti Viventi.
Insomma, mah, per me continua a rimanere un titolo dall’enorme potenziale, rovinato dalla stupidità dei game designer. Gran bel peccato.
Confermo il mio 6 pieno.

-MD

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Italia: paese di nani, sfruttatori e porcini

maggio 21, 2009

Oggi mi gira discretamente male, ovviamente non è una novità per nessuno immagino, ma oggi in particolare non sopporto di avere intorno esseri umani di qualsiasi tipo. Voglio un po’ di solitudine, voglio intorno a me avere solo la terra bruciata, il puzzo del nulla, il niente che fa rumore.
Ma vabbè, non son qui per parlare di me e della poca pazienza che porto verso il genere a cui appartengo. Piuttosto devo scrivere a rotta di collo e trovare una soluzione, anche solo temporanea (perché tanto altre non ce ne sono) e fare pace col cervello.
La mancanza di umiltà per me è un peccato mortale, e il trionfio della mediocrità è la tomba in cui questo paese si sta ricoprendo di terra. Ma ci credete, un tempo in qualsiasi campo minimamente artistico regnava l’unicità, la bravura e la follia anche, se vogliamo. Poi col passare degli anni, ci si è adagiati nella incapacità più totale, abbiamo assistito all’apertura dei cancelli a chiunque volesse provare all’intero paese la sua totale mancanza di talento.
E si vede dappertutto questa orrenda tendenza; vogliamo parlare di musica? Beh basti pensare al festival di sanremo, e dico poco, com’era quarant’anni fa e com’è adesso, con i suoi Mark Paper e compagnia brutta e orrenda.
E la letteratura? Cioè, oggi abbiamo un ex comico che scrive romanzi, o colei che infettò il mondo con ‘Va dove ti porta il qulo’ che continua a scrivere.
E la politica? No vabbè… lasciamo stare, come sparare sulla croce rossa.
Perfino io, nella breve età che ho vissuto finora, ho visto i cambiamenti in peggio rispetto anche a dieci anni fa, è un declino incredibile, inarrestabile, ineludibile.
Siamo un paese in via di sottosviluppo. Stamane c’era Mario Giordano (sì, colui che ancora non ha deciso il suo sesso) che parlava in tv di un argomento a me piuttosto caro: gli orrendi strafalcioni che si sentono nelle scuole. Sì ok, c’è sicuramente da ridere, ma a pensarci bene… è orrendamente deprimente che vengano promosse persone del genere. E no, non dò la colpa agli studenti, ché tanto la colpa è sempre delle famiglie e dei professori.
Propongo una castrazione chimica di massa.

-MD

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La tua vita non sarà mai come un film.

maggio 20, 2009

Ogni tanto mi chiedo ma coloro che fanno gli sceneggiatori dei film di Hollywood sono una specie di razza aliena che vive su un altro pianeta? O dicono stronzate solo perché li pagano per questo? D’altronde oh, v’immaginate se tutti i film fossero ambientati nella realtà? Facciamo un esempio.
Immagino abbiate visto tutti Pretty Woman (un film meno popolare e schifoso non mi veniva), la storia di una prostituta che viene presa da un riccone che la fà diventare una brava donnina bla bla. Nella realtà che sarebbe successo?

Se lo conosci lo eviti!

Se lo conosci lo eviti!

Abbiamo diverse ipotesi: di sicuro la più ovvia è che il riccone si sarebbe preso l’aids, essendo che negli anni ’80 era abbastanza probabile. Altrimenti la prostituta gli avrebbe rubato tutti i soldi e ogni cosa preziosa nei paraggi e se n’andava via. Altro che. Se poi vogliamo ribaltare la frittata, il riccone poteva pure essere un maniaco sessuale, quindi un altro probabile finale sarebbe stato un freddo cadavere nel bidone dell’immondizia. Il film vuole essere chiaramente fiabesco, ma il suo voler essere ‘reale’ è decisamente ridicolo. Tanto vale che lo ambientavano a Camelot, a ‘sto punto!
E l’idea dello splendido Il Ciclone? Film di cui tutt’ora non s’è mai spiegato il gran successo, visto che l’unica cosa che faceva ridere era ‘checiaigrattaevingiiiteee???’, ma l’idea della trama (se così possiamo chiamarla)? Un gruppo di spagnole superbone che capitano in un casale  e rivoluzionano la vita di una cittadina toscana? Anche qui la realtà sarebbe stata che le spagnole, notoriamente rumorose, sarebbero state cacciate nel giro di un paio d’ore e non trovando un albergo dove piazzarle, avrebbero chiamato la polizia. E probabilmente l’Onu ci avrebbe tacciato di essere poco ospitali nei confronti degli stranieri.
You get the idea. E la cosa buffa è che quando un film invece diventa terribilmente realistico (vedere a proposito 4 luni, 3 saptamâni si 2 zile, cioè 4 mesi, tre settimane e due giorni) allora viene tacciato di essere triste o deprimente.
Quindi i film dovrebbero venderci una realtà che non esiste così ci sentiamo tutti meglio? Probabilmente sì, cioè, sono il primo ad ammettere che mettersi a vedere (per svagarsi oltretutto) la stessa schifezza che vediamo nella vita ogni dì, sarebbe davvero abberrante. E’ per questo che i reality show sono poco credibili; se vi chiamassero nella casa del grande fratello, che fareste? Personalmente mi metterei col mio lettore mp3 o un libro o qualcosa del genere, per cavoli miei e passerei il tempo. Divertente da vedere eh? Se poi proprio fossi costretto a interagire socialmente, mi limiterei proprio ai minimi termini dell’interazione umana. E penso così farebbero la maggior parte delle persone normali ™.
Quindi, arriviamo al punto altrimenti ci perdiamo per strada, ultimamente ce l’ho con gli sceneggiatori perché illudono. Illudono troppo, non mi sta bene; immedesimarsi nei personaggi a volte porta dei risultati devastanti. Stante la bellezza e l’assoluta unicità delle persone inventate dagli sceneggiatori, normalmente darei il mio braccio destro per conoscere uno così nella realtà, come possono poi far morire il personaggio interessante (o il grande amore della tua vita o quello che è) e lasciare l’altro da solo? Io penso che mi ammazzerei direttamente, messo di fronte alla consapevolezza che “sì, era una persona unica, sì, è morta, non ne incontrerai mai più così, fottiti“. No. Sarebbe troppo duro da sopportare. Sono solo un essere umano, che diamine!
Ed è per questo, immagino, che ogni tanto spuntano film pieni di personaggi impossibili da farsi piacere, perché orrendamente realistici. Tra l’altro poi, mi sembra che più uno sceneggiatore esageri nel delineare dei tratti assurdi di una persona, più quest’ultima finisce per assomigliare a qualcuno che conosco, vi è mai capitato?
In conclusione, va bene così, basta non farsi troppo coinvolgere; quasi ogni film ha una componente di fiaba che è ineludibile, tanto vale rassegnarsi e prendere il mezzo cinematografico per quello che è: intrattenimento.

-MD

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Una questione di luXuria

maggio 20, 2009

Risentivo la canzone stamattina e notavo la sua efficacia sia emotiva che tecnica. E in effetti la costruzione della stessa è piuttosto intelligente, datele un ascolto.

Personalmente l’80% della bellezza del pezzo viene dal controcanto fatto dallo stesso Martin Lee Gore durante la strofa (tipo Do you know what I mean?) e da quel tipico sound che avevano i Depeche Mode nei primi anni ’80. Ovvero l’unione tra quel minimo di industriale (che si sente più che altro nei beats e all’inizio della canzone) e sintetizzatori zuccherosi del pop dell’epoca. Infatti altro punto vincente della canzone è chiaramente il finale di tastiera e come riesce a concludere su una nota tra lo speranzoso e il drammatico. Una recensione che lessi tempo fa notava come il cantato di Gore andasse splendidamente drammatizzandosi durante le varie ripetizioni del ritornello alla fine. A me francamente sembra la stessa registrazione ripetuta… boh, magari mi sbaglio.
Se ci fermiamo un attimo sul testo della canzone, è abbastanza ovvio che per quanto l’argomento di partenza sia notevole, lo svolgimento è discretamente pedestre. Soprattutto il ritornello è solo una rincorsa alla rima che fa figo, anche perché capisco cosa vorrebbe dire ‘è una questione di lussuria, è una questione di fiducia, è una questione di non lasciar andare a pezzi quel che abbiamo costruito, è tutto questo e altro ancora che ci tiene insieme‘, ma c’erano sicuramente modi meno gratuiti che tirare in ballo la lussuria (che tiene insieme una coppia? ma per cortesia). Le strofe poi ogni tanto scazzano, tipo con ‘ho bisogno di bere più di quello che credi prima che mi senta di appartenere a qualcuno‘. Ma come, non vuoi lasciar che tutto cada giù, e lo dici ottanta volte, e poi ti senti fidanzato solo quando sei ubriaco? E soprattutto cosa vorrà mai dire ‘dammi un bacio d’addio quando sono da solo, ma tanto sai che preferirei essere a casa‘? Questa o è una romanticheria gratuita (kiss me goodbye!!) oppure è un bridge inserito all’ultimo momento per cambiare n’attimo la canzone prima di finire con un minuto e mezzo di ritornello ripetuto.
Vabbè, Martin ha sempre avuto strane idee in fatto di relazioni, anche se alla fine mi pare che tutto ciò non gli abbia impedito di sposarsi, far figli e divorziare poi, nella più classica delle parabole autodistruttive del maschio del ventunesimo secolo.
Insomma è adorabile A Question of Lust! E’ invecchiata malissimo ma, stranamente, è proprio ciò che la rende sempre più attraente.

-MD

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When it all comes down – Non è colpa tuaaaaaahhhh

maggio 19, 2009

In questa bella mattinata di fine maggio, mi sono venute in mente tutte le volte in cui, per nessun motivo in particolare, i rapporti con una persona s’interrompono. Sarà capitato anche a voi (di avere una musica in teeeeeestaaaaaaaaaa) e sicuramente in almeno un caso, vi sarete fermati a chiedervi “cosa ho che non va??“. Già, purtroppo capita spesso.
Quello che il vostro buon dottore è qui a dirvi è di non farvi tanti problemi in questi casi, perché se veramente è andata così, se siete sicuri di non aver fatto niente di sbagliato (o comunque niente di che) e il rapporto è andato a donne di malaffare allora vi assicuro… NON avete fatto nulla di male! La colpa è dell’altera parte.
Cari miei piccoli lettori, quello che dovrete realizzare è che essere un disadattato sociale ormai è diventato comune come il raffreddore (che possa essere maledetto per l’eternità!), o più probabilmente lo è sempre stato. Anzi, dentro di me sono profondamente convinto che siamo tutti dei disadattati sociali, la qualità dei rapporti dipende solo dalla nostra capacità di fingere di non esserlo.
Molte persone però non sono minimamente in grado di fingere, e quindi che cosa succede? Beh, noi inevitabilmente dubitiamo di essere persone simpatiche o socievoli, di essere in grado di avere delle amicizie decenti, che le donne ci ripudiano e bla bla. Insomma tutta una serie di orrende disgrazie più o meno direttamente proporzionali alla nostra autostima.
Invece, a parte i casi in cui effettivamente le disgrazie hanno un fondamento reale (e.g. siete una capra puzzolente), la colpa è sempre degli altri e della loro tremenda incapacità di gestire i rapporti. Davvero, io stesso ho avuto la orrida sfortuna di frequentare persone che non si facevano più sentire per motivi che loro stessi non riuscivano a spiegarsi! O ancora: pazzi che ti davano appuntamenti e poi non si presentavano, di pazze che ti spaventano con discorsi tipo ‘sono seguita da un folle ossessionato con me’, persone che non ti chiamano per due anni interi perché ‘avevano paura di disturbare’… veramente ce n’è per tutti i gusti.
E a questo punto vi dico, se incontrate una delle suddette escrementizie persone, non fatevi tanti problemi. Con un breve esamino di coscienza diventa facile capire chi abbiamo di fronte, e poi tanto vale metterci una bella pietra sopra (magari non letteralmente, sapete com’è, è illegale).
Aaaah signore mio, gli esseri umani, che orrendo miscuglio di incapacità!

-MD

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I gatti decidono sempre bene

maggio 18, 2009

Anche in materia di console…

Il suo gioco preferito è Nintendogs!

Il suo gioco preferito è Nintendogs!