Dietro consiglio di un caro amico, ho ripreso in mano uno dei videogiochi che più mi hanno fatto venire l’orticaria lo scorso natale: Prince of Persia (eh sì, che bella questa moda dei giochi di non mettere numeri o sottotitoli di sorta).
Essendo stato un discreto fan della serie quando è stata resuscitata dalla Ubisoft qualche anno fa (perlomeno fino a Warrior Within, già Two Thrones m’aveva entusiasmato meno), ero discretamente curioso di cosa avessero fatto per il ‘reboot’ della franchise. E cosa hanno fatto? Semplice, hanno reso il gioco un enorme calderone di eventi quicktime, con minimo controllo del giocatore su cosa effettivamente facesse fare al principe. Cioè come dire, tutto ciò che fai di non previsto ai fini del titolo è completamente indifferente. Se non premi in tempo il tasto richiesto, comodamente indicato dal gioco ogni volta altrimenti era troppo complicato, muori. Ecco appunto, muori? No, non muori mai, vieni sempre salvato dalla tua affascinante compagna, Elika.Vi chiederete, che senso ha un gioco dove il massimo della punizione è doversi rifare gli ultimi due minuti di gioco? Ah non saprei, probabilmente nessuno, ma santo cielo, siamo nella generazione Casual Gaming per tutti.
La cosa terrificante sapete qual è? Che, apparentemente, nell’ultimo capitolo il principe fà esattamente le stesse cose dei titoli passati, però è stato completamente strappato via quel senso di pericolo e avventura che rende un gioco d’azione divertente. Tanto nei salti vieni aiutato, sai quando devi premere un tasto per scappare al nemico, a che pro usare prudenza? Non ci sono neanche pezzi alternativi, semplicemente un continuo di esplorazione di zone, uccisione di boss (spesso sempre con lo stesso pattern: para, dai due colpi, capisci che combinazione usare, dai due colpi, fine) e la ripulitura delle zone “oscure”.
Insomma, per non farla lunga: un titolo affascinante dal punto di vista visivo e sonoro, deludente per la storia (che gira gira, ma alla fine gira a vuoto) e frustrante alla morte per la giocabilità, veramente infame. Guardando gli artwork di preparazione del gioco, s’intravedeva la possibilità di giocare a un vero e proprio capolavoro, o perlomeno a qualcosa di molto interessante, e che il risultato sia così blando e noioso è evidentemente frutto di una scelta dall’alto di qualcuno che ha detto: “uè raga, scazzo, non fatelo troppo complicato che poi mia nonna non ci gioccckka!”.
Affanculo.
Insomma, il di sopra amico mi aveva consigliato di finirlo perché “c’era uno dei più bei finali degli ultimi anni”. Francamente, se c’era dormivo perché a parte un lieve sentimentalisimo generico nel finale, non è successo niente di particolarmente nuovo. Anzi, un paio di glitch hanno reso l’esperienza pure vagamente ridicola, non posso dirveli perché riempirei tutto di spoiler ma diciamo che per un attimo sembrava di giocare alla Notte dei Morti Viventi.
Insomma, mah, per me continua a rimanere un titolo dall’enorme potenziale, rovinato dalla stupidità dei game designer. Gran bel peccato.
Confermo il mio 6 pieno.
-MD
